
Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro 2026
Approfondimento a cura di:
Dott. Ing. Salvatore Latino, PhD
Dott.ssa Avv. Denise Cicciarella
Si celebra oggi, 28 Aprile, la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro 2026 indetta dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro per richiamare l’attenzione globale sui temi della prevenzione dei rischi lavorativi e sulla tutela della salute sul lavoro.
L’edizione di quest’anno è stata dedicata ai rischi psicosociali e alla loro incidenza sulla salute e sicurezza del lavoratore.
I fattori psicosociali – tra cui il carico e i ritmi di lavoro, l’organizzazione degli orari, la chiarezza dei ruoli, il livello di autonomia, il supporto ricevuto e la presenza di processi equi e trasparenti – gravano in modo significativo sull’esperienza lavorativa, influenzando direttamente la salute, la sicurezza e le performance dei lavoratori. In molti casi, un ambiente psicologicamente non sicuro porta i lavoratori a sottovalutare i rischi o a non segnalare situazioni pericolose. Pertanto, insieme a quelli fisici, chimici e biologici, quelli psicosociali sono fattori di rischio che danneggiano i lavoratori e devono essere affrontati e gestiti per garantire ambienti di lavoro sicuri e salubri.
I rischi psicosociali non vanno considerati un aspetto “secondario”, ma una componente centrale della sicurezza. Intervenire su questi fattori significa non solo tutelare la salute dei lavoratori, ma anche migliorare le performance e la sostenibilità dell’organizzazione nel lungo periodo.
I dati dei primi mesi del 2026 continuano a mostrare cifre elevate di morti sul lavoro, mantenendo alto l’allarme sicurezza.
La sicurezza nei luoghi di lavoro non può essere ridotta a un insieme di adempimenti formali o al semplice rispetto di norme come il D.Lgs. 81/2008. La vera prevenzione nasce da qualcosa di più profondo: la cultura della sicurezza. Parlare di cultura della sicurezza significa riferirsi a un modo condiviso di pensare e agire, in cui ogni individuo – dal datore di lavoro al singolo lavoratore – riconosce il valore della propria incolumità e di quella altrui. Non è solo “sapere cosa fare”, ma soprattutto “scegliere di farlo”, anche quando nessuno controlla. In questo senso, la sicurezza smette di essere un obbligo imposto e diventa un comportamento spontaneo, radicato.
La sicurezza non è un traguardo ma un processo continuo. Le norme definiscono il minimo, ma è la cultura che consente di andare oltre, trasformando la prevenzione da obbligo a valore. E proprio in questo passaggio si realizza la vera tutela della salute e della vita nei luoghi di lavoro.
